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Basilicata

Tre giorni fra il mare e i duemila metri

Dalla pineta di Metaponto al Pollino e ritorno, con una notte a Matera in mezzo.

Questo giro si fa tenendo la base sulla costa ionica e muovendosi a raggiera, che è il modo in cui la Basilicata si lascia visitare meglio: le strutture all'aria aperta stanno quasi tutte li, e tutto il resto della regione sta dentro le due ore di macchina. Chi ha solo un fine settimana faccia il primo e il secondo giorno; chi ha una settimana aggiunga Maratea, che però sta dall'altra parte e vuole uno spostamento vero.

Primo giorno: la Magna Grecia e la pineta

Immagine provvisoria: le Tavole Palatine a Metaponto

Il primo giorno resta sulla costa e serve anche a prendere le misure. Da una base fra Metaponto e Policoro si arriva alle Tavole Palatine in un quarto d'ora: quindici colonne di un tempio dedicato a Hera, in piedi in mezzo alla campagna, senza recinzioni scenografiche intorno e senza biglietteria monumentale. È uno dei posti dove l'antichità si vede meglio proprio perché nessuno l'ha messa in scena.

Nel pomeriggio il Museo Archeologico Nazionale della Siritide a Policoro, con i corredi di Herakleia, e subito dopo il Bosco Pantano: quel che resta della foresta di pianura che copriva tutto il litorale ionico prima delle bonifiche. Sulla spiaggia davanti, d'estate, le tartarughe marine depongono le uova, e i nidi sono segnalati e recintati: si guarda da fuori.

Secondo giorno: Matera

Il secondo giorno si sale a Matera, un'ora scarsa. Conviene arrivare presto e lasciare l'auto nei parcheggi fuori dai Sassi: dentro si cammina, e le pendenze sono serie. La mattina si dedica al Sasso Barisano e alla Civita, con la cattedrale sullo sperone; il primo pomeriggio, quando il sole picchia, alle cose sotto terra, il palombaro lungo e le chiese rupestri.

Verso sera si passa dall'altra parte della Gravina, sull'altopiano della Murgia: da lì la città si vede intera, dal basso verso l'alto, ed è il punto da cui si capisce come è fatta. Chi ha voglia di camminare ci arriva dal fondo della gravina e risale; chi non ne ha ci va in macchina in venti minuti.

Terzo giorno: il Pollino

Immagine provvisoria: un pino loricato sul Pollino

Il terzo giorno è il più lungo. Si punta a ovest verso il Pollino, due ore buone di strade di crinale, entrando dal versante lucano attraverso Rotonda, Viggianello o Terranova di Pollino. Il massiccio supera i duemiladuecento metri e i sentieri partono dai rifugi e dai piani di quota: anche una camminata di un'ora porta in vista dei pini loricati, che crescono aggrappati alla roccia nuda e hanno la corteccia divisa in placche, come un'armatura.

È montagna vera, non collina alta: d'estate i temporali arrivano nel pomeriggio e la nebbia sale in fretta. Scarponi, acqua, una giacca, e un'occhiata al meteo prima di partire. Chi non vuole salire può restare in basso e percorrere d'estate le gole del Raganello con le guide, camminando dentro il torrente.

Il quarto giorno, se c'è

Chi ha un giorno in più lo spende sulle Dolomiti Lucane, fra Castelmezzano e Pietrapertosa: due paesi incastrati nelle guglie di arenaria, a mezz'ora di curve l'uno dall'altro, collegati da un cavo d'acciaio su cui si vola imbracati. Chi ne ha due attraversa invece la regione fino a Maratea e si prende una giornata di mare diverso: scogliera, calette e fondali che scendono subito.