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Basilicata

Il Parco Nazionale del Pollino

Centonovantaduemila ettari fra Basilicata e Calabria: il parco nazionale più esteso d'Italia.

Il Pollino non è una catena, è un massiccio: sale compatto dai due mari fino a superare i duemiladuecento metri, e da qualunque parte lo si guardi si presenta come un muro. Dal versante lucano ci si entra attraverso Rotonda, Viggianello, Terranova di Pollino e San Severino Lucano, paesi che stanno già in quota e da cui partono le strade per i piani.

Il pino loricato

Immagine provvisoria: un pino loricato sui crinali del Pollino

Il simbolo del parco è un albero che cresce dove non cresce nient'altro: il pino loricato, che mette le radici nella roccia nuda dei crinali più alti e resiste al vento e al gelo perdendo i rami dal lato esposto. Il nome viene dalla corteccia, divisa in placche come la lorica, la corazza dei legionari. Gli esemplari più vecchi hanno diversi secoli, e i più fotografati sono quelli morti in piedi, che restano li per decenni.

La zona dove sono più concentrati è Serra di Crispo, che per questo viene chiamata il Giardino degli Dei. Ci si arriva a piedi, e non è una passeggiata breve: conviene partire presto e mettere in conto una giornata intera.

Camminare, a qualunque livello

Non serve essere alpinisti. Dai rifugi e dai piani di quota partono sentieri di tutte le lunghezze, e anche un'ora di cammino cambia completamente il punto di vista: si passa dal bosco di faggi alla prateria d'alta quota nel giro di poche centinaia di metri di dislivello. Chi vuole salire in cima trova itinerari da cinque o sei ore, sempre con guide disponibili nei paesi.

Ma è montagna vera, e va trattata come tale. D'estate i temporali arrivano nel primo pomeriggio con puntualità, la nebbia sale in fretta e il telefono spesso non prende. Scarponi, acqua, giacca antivento, e il meteo guardato prima di partire e non dopo.

In basso, dentro l'acqua

Chi non vuole salire ha l'alternativa opposta: le gole del Raganello e i canyon del versante calabrese si percorrono d'estate accompagnati dalle guide, camminando dentro il torrente, con muta e casco. È un'attività che dipende dalla portata dell'acqua e viene sospesa quando piove: non si improvvisa e non si fa da soli.